Dédicace
Le donne hanno una ghiandola che serve solo per dimenticare il dolore del parto, così da avere ancora voglia di rimanere incinte.
Io questa ghiandola contro il dolore non ce l’ho.
Forse è per questo che da tre anni non mi fido più.
Dico sempre tre, ma alla fine, di anni ne sono passati cinque.
Il dolore più grande è arrivato oggi, dopo che avevo chiuso la porta di quella storia.
E’ stato un errore, ho pensato.
Sei stato un errore!
Un’aranciata avvelenata.
Di solito le gioie di un’esperienza sono più forti dei dolori, o almeno ci mettono di meno a svanire.
Ogni errore insegna qualcosa, ma questo non insegna niente.
Una storia che non potevo raccontare a nessuno.
Un segreto di felicità.
Era talmente scomoda questa storia che non ho potuto condividere con nessuno la sua fine, come se non fosse neppure iniziata.
Sei stato un errore?
Sì!
Si è disposti a credere a tutto e piegarsi le ginocchia fino a spaccarle piuttosto che aprire gli occhi e vedere il dolore di stare in una posizione impossibile.
Come quegli orsi ballerini nei circhi.
Ora anche solo l’idea di averlo davanti agli occhi mi faceva ballare di orrore.
Come ho potuto credere a una faccia che di vero non aveva neppure le sopracciglia?
Perdere così di colpo la stima per qualcuno non mi era mai successo.
Mi guardo le mani e l’unico sentimento che provo è definitivo come il numero delle dita.
Uno, l’odio.
Due, non lo voglio più vedere.
Tre, lo preferirei morto.
Quattro, vorrei fisicamente aggredirlo e fargli male.
Cinque, mi faccio pena.
Sei, mi fa pena.
Sette, mi fa schifo.
Otto, non avevo mai provato questi sentimenti.
Nove, non riesco a dire quello che sento.
Dieci, è ignobile ritrattare il proprio destino.
Così bello lo vidi un giorno e ora eccolo, una scimmia invertita.
L’evoluzione dei sentimenti ha voltato marcia.
Eccolo, nudo di qualsiasi dignità nella sua giungla di bugie.
Non ho bisogno di un orrore per ricordarmi che gli errori esistono, si possono fare, e se non li si estirpa tornano come le unghie incarnite.